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	<title>volontariato Archivi - Vetrine Vesuviane</title>
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		<title>&#8220;Noi volontari non siamo supereroi&#8221;. Intervista ad Angelo Morsellino, tra campi profughi e i bimbi dell&#8217;oncologia pediatrica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Serena Li Calzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jul 2019 13:22:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Noi volontari non siamo supereroi&#8221;. Intervista ad Angelo Morsellino, tra campi profughi e i bimbi dell&#8217;oncologia pediatrica Di Serena Li Calzi Quando guardiamo l&#8217;orizzonte ci lasciamo trasportare dall&#8217;immagine poetica che arriva alla nostra mente. Non pensiamo ad una &#8216;minaccia esterna&#8217;, non ci sentiamo &#8216;invasi&#8217; ma restiamo incantati dalla bellezza del mondo e sogniamo di attraversarlo. &#8230; </p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="http://www.vetrinevesuviane.it/wp-content/uploads/2019/07/4.jpeg" alt="" class="wp-image-279" width="410" height="297" srcset="https://www.vetrinevesuviane.it/wp-content/uploads/2019/07/4.jpeg 750w, https://www.vetrinevesuviane.it/wp-content/uploads/2019/07/4-300x217.jpeg 300w" sizes="(max-width: 410px) 100vw, 410px" /></figure></div>



<p style="text-align:center"><strong>&#8220;Noi volontari non siamo supereroi&#8221;. Intervista ad Angelo Morsellino, tra campi profughi e i bimbi dell&#8217;oncologia pediatrica</strong></p>



<p><em>Di</em> <strong>Serena Li Calzi</strong></p>



<p>Quando guardiamo l&#8217;orizzonte ci lasciamo trasportare dall&#8217;immagine poetica che arriva alla nostra mente. Non pensiamo ad una &#8216;minaccia esterna&#8217;, non ci sentiamo &#8216;invasi&#8217; ma restiamo incantati dalla bellezza del mondo e sogniamo di attraversarlo.</p>



<p>Ognuno di noi dovrebbe avere la possibilità di guardare l&#8217;orizzonte e sognare. Eppure, per alcuni, questa possibilità non può essere accessibile a tutti, come se l&#8217;essere umano sia diviso per razze, culture, tradizioni e che qualsiasi cosa accada nel mondo, non ci appartenga. Esistono però persone che ogni giorno scelgono di non voltare la faccia dall&#8217;altra parte, convinte che quel sogno nel cuore deve essere un diritto di tutti.</p>



<p><strong>Angelo Morsellino</strong> è un giovanissimo ragazzo campano, nato e cresciuto a Volla che ha deciso di muovere dei passi concreti verso il senso più profondo della vita. In questa intervista ci spiega come la sua esistenza sia cambiata.</p>



<p><strong>Sei molto giovane, potremmo partire col chiederti quando e com&#8217;è nato questo tuo desiderio di dedicare parte del tuo tempo agli altri.</strong><br><br>Ho 24 anni ma penso di aver sempre avuto dentro il desiderio di aiutare chi è in difficoltà. Mamma mi racconta che alle elementari ho spronato per anni una bambina con forti problemi relazionali a fare amicizia col resto della classe, fino a riuscirci. &#8220;L&#8217;ha aiutata più suo figlio che il suo psicologo&#8221; dicevano di continuo le maestre a mia madre. Ho vissuto in una famiglia che si è fatta sempre carico dei problemi altrui, vicini e lontani, che ha messo sempre al primo posto i parenti, gli amici, il prossimo, dividendo quello che avevamo, anche quando non era tanto. Quindi non so dire di preciso quando sia nato questo desiderio di aiutare gli altri; ad un certo punto, crescendo, l&#8217;ho fatto in maniera più consapevole e attiva, anche in seguito a dei problemi di salute familiari che ci hanno fatto toccare ancora più da vicino la sofferenza e di conseguenza ci hanno fatto scoprire quanto sia indispensabile sentire di non essere soli.</p>



<p><strong>Il tema &#8220;rifugiati&#8221; è sempre attuale e molto delicato. Ci puoi raccontare la tua esperienza in merito a questo argomento?</strong><br><br>Ho letteralmente scoperto che c&#8217;erano persone che morivano in mare, nella speranza di salvarsi la vita, nel settembre del 2015. Era una situazione che andava già avanti da anni ma che mi è piombata davanti, come uno schiaffo in faccia, quando è stata pubblicata la foto di Alan Kurdi, il bimbo siriano di 3 anni annegato e steso a pancia in giù sulla spiaggia. Così ho cominciato ad informarmi e a prepararmi. Mi sono chiesto dove finissero i bambini come Alan che non morivano in mare. Ho scoperto che diventavano rifugiati, ospitati in hotspot provvisori in Europa, in cui i diritti umani sono calpestati del tutto. Ci ho messo due anni per capire che non aveva senso restare a guardare. Così sono entrato a far parte di Stay Human, una Onlus che si occupa di missioni umanitarie proprio in questi campi profughi, per portare aiuti. La mia prima partenza è stata ad agosto 2018 e mi ha cambiato la vita. Ci siamo trovati davanti bambini con una bottiglietta d&#8217;acqua al giorno, che non bastava mai per fronteggiare i 40 gradi delle tende o dei container in cui vivono; ho conosciuto padri che erano disperati per non avere latte o pannolini per i propri figli; ho incontrato madri che li avevano persi in mare, i bambini. Poi sono tornato a casa e un altro pugno nello stomaco l&#8217;ho avuto rientrando in casa mia, così grande, col frigo pieno e nel bagno la marca di shampoo da poter scegliere. È stata dura, però poi ho capito che piuttosto che condannare &#8220;questa&#8221; realtà, dobbiamo denunciare &#8220;quella&#8221;, affinché cambi e gli organismi internazionali si attivino per salvare queste persone.</p>



<p><strong>Cosa ti senti di dire a chi punta il dito contro &#8216;l&#8217;extra-comunitario&#8217; come minaccia di questi tempi?</strong><br><br>Purtroppo la politica dell&#8217;odio di questi tempi sta facendo spaventare molte persone e le sta convincendo che gli stranieri siano un pericolo. Le rassicura addirittura che sia meglio lasciarli morire in mare, piuttosto che minacciare la sicurezza dei nostri confini. Io conosco queste persone, l&#8217;unica cosa che vogliono è salvarsi. Altro mito che sfaterei è quello dei musulmani, non tutti sono estremisti come pensano gli italiani; ho conosciuto tante donne rispettate dai mariti, libere di esprimersi e di dare la propria opinione, figli amati anche senza seguire la religione dei genitori. Semplicemente perché sono persone, con pregi e difetti uguali agli altri. Così come ho conosciuto donne cristiane picchiate dai mariti. È il fanatismo il problema, non la religione. Il livello di ospitalità dei mediorientali è paragonabile solo a quello dei napoletani: ricorderò sempre di una donna siriana che ci ospitò nella sua tenda e ci mise davanti l&#8217;unico bicchiere e l&#8217;unica bottiglia d&#8217;acqua che aveva quel giorno, e quando fingemmo di non avere sete pur di lasciargliela, ci disse che si sarebbe offesa se non avessimo accettato quel poco che poteva offrirci. Io non vedo l&#8217;ora di ripartire, sto già facendo il conto alla rovescia. L&#8217;incontro con culture diverse genera bellezza e veramente arricchisce entrambe le parti.</p>



<p><strong>Sei anche volontario presso AGOP Napoli. Come vivi questa esperienza così forte a contatto con i bambini in Ospedale?</strong><br><br>I bambini e i ragazzi dell&#8217;oncologia pediatrica sono dei veri guerrieri. Non posso che imparare tanto da loro. Si diventa una grande famiglia, si piange tanto ma si ride anche tanto e la cosa importante è che lo si fa insieme. I volontari dell&#8217;associazione fanno tutti un grande lavoro per offrire ogni giorno, a turno, supporto e distrazioni ai pazienti e alle famiglie. Giochiamo, disegniamo, cantiamo, guardiamo film, studiamo, insomma cerchiamo di mandare avanti la vita anche dentro l&#8217;ospedale, piuttosto che metterla in standby a causa delle terapie. Non è semplice accogliere gli effetti collaterali delle chemioterapie (e menomale che questi farmaci esistano), però quando escono da quel reparto avranno sempre una marcia in più nella vita. E permettono anche a noi di averla. Durante le missioni umanitarie mi videochiamano di continuo, chiedendomi quando torno e dicendomi che gli manco. Loro sono uno dei motivi per tornare a casa.</p>



<p><strong>Come ti hanno cambiato tutte queste forti esperienze che vivi quotidianamente?</strong><br><br>Credo che mi facciano apprezzare appieno la vita, mi diano il privilegio di guardarla ogni giorno con occhi nuovi. Posso provare il bello di stupirmi di continuo di fronte a cose che per altri possono sembrare banali o scontate. E invece troppo spesso non apprezziamo quello che abbiamo. Siamo così ciechi da sentirci infelici e non vedere quanto sia bella la vita. Nonostante le cadute e i graffi. Sicuramente è un gran casino riuscire a conciliare il lavoro, l&#8217;università, gli amici, i rifugiati e i bimbi dell&#8217;ospedale ma sono contento di non perdermi niente e se sacrificare qualche ora di sonno può servire a dare sollievo a chi soffre, anche se ho dovuto rallentare gli studi e il lavoro, mi sento comunque più ricco di chi fa solo dei soldi la sua ragione di vita.</p>



<p><strong>Cosa ti senti di dire alle persone che leggeranno questa intervista?</strong><br><br>Non pensate che i volontari siano supereroi, siamo persone comuni, con sogni, progetti e impegni come tutti gli altri. È dovere di ogni essere umano dedicare anche solo un po&#8217; di tempo ad aiutare chi ne ha bisogno. Quando sento pensieri come &#8220;Mi fate ritrovare fiducia nell&#8217;umanità&#8221; mi viene istintivo ricordargli che anche loro sono parte dell&#8217;umanità, anche loro possono contribuire a renderla migliore. C&#8217;è una frase famosa che mi piace un sacco: &#8220;Chi nel cammino della vita ha acceso anche soltanto una fiaccola nell’ora buia di qualcuno non è vissuto invano.&#8221; Scoprite quanto è bella la vita.</p>



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